Festival della Fotografia Etica, a Lodi la fotografia torna a interrogare il presente

Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026 la città ospita la XVII edizione del Festival della Fotografia Etica: reportage, mostre, proiezioni e incontri per attraversare le storie del nostro tempo.

Ci sono fotografie che mostrano e fotografie che chiedono di essere guardate più a lungo. Il Festival della Fotografia Etica di Lodi appartiene alla seconda categoria: non cerca soltanto immagini capaci di colpire, ma storie nelle quali fermarsi, capire e, qualche volta, mettere in discussione il proprio punto di vista.

Dal 26 settembre al 25 ottobre 2026, la manifestazione torna con la sua XVII edizione, trasformando il centro storico di Lodi in un percorso diffuso dedicato al fotogiornalismo e alla fotografia documentaria. Cinque weekend nei quali le immagini attraversano conflitti, disuguaglianze, ambiente, migrazioni, identità e trasformazioni sociali.

Il World Report Award racconta il mondo che cambia

Il cuore del Festival resta il World Report Award – Documenting Humanity, giunto alla sedicesima edizione. Il concorso internazionale, aperto a fotografi professionisti e amatoriali, raccoglie storie legate alle persone e alle realtà sociali e culturali nelle quali vivono.

Tra i lavori premiati quest’anno c’è ICE – Broken Families di Carol Guzy, vincitore della categoria Master, che documenta l’impatto delle deportazioni sui minori negli Stati Uniti.

Nella sezione Spotlight, Chinky Shukla porta a Lodi When Buddha Stopped Smiling, dedicato alla memoria delle comunità del Rajasthan legata ai test nucleari indiani, mentre Carlos Folgoso Sueiro, con Beyond The Lake, guarda al deterioramento ambientale della Galizia.

La sezione Short Story entra invece nel cuore della guerra in Sudan attraverso Sudan War, A Nation Trapped di Abdulmonam Eassa. Tra gli studenti, Mashruk Ahmed racconta l’insurrezione del 2024 in Bangladesh con Broken Promises: July of Memory, mentre Jubair Ahmed Arnob osserva la trasformazione urbana di Dhaka attraverso la memoria di un luogo dell’infanzia.

È un insieme di storie molto diverse, ma con un denominatore comune: riportare la fotografia alla sua funzione di testimonianza.

Non una sola mostra, ma una città da attraversare

Uno degli aspetti più interessanti del Festival è proprio la sua dimensione urbana. Le mostre non sono concentrate in un unico spazio, ma distribuite nel centro storico di Lodi, con sedi raggiungibili a piedi in pochi minuti. Per questa edizione entrano inoltre nel percorso nuovi luoghi, tra cui l’ex Chiesa di Santa Chiara Nuova, il Museo Diocesano e l’Opificio della Cultura.

All’ex Chiesa di Santa Chiara Nuova, lo Spazio Ambiente ospita Elements of Wonder dell’australiano Jon McCormack, un’esplorazione delle geometrie e delle forme del mondo naturale.

Al Museo Diocesano, invece, A Question of Balance di Elliot Ross affronta il tema dell’accesso all’acqua in alcune aree dell’Ovest americano.

L’Opificio della Cultura, ancora in fase di completamento e destinato a diventare uno spazio culturale della città, viene utilizzato per un programma di proiezioni fotografiche ad alta intensità visiva.

Sono cambiamenti che ampliano la geografia del Festival e, allo stesso tempo, rafforzano il rapporto tra fotografia e territorio.

Dalle guerre all’ambiente, storie che chiedono tempo

Il programma attraversa anche realtà lontane dai riflettori della cronaca quotidiana.

Nella sezione Le vite degli altri, Amy Gaskin torna sulla figura di Marilyn Monroe attraverso la sua eredità culturale e sociale; Deanne Fitzmaurice racconta la vita di Saleh Khalaf, segnato da un grave incidente durante l’invasione dell’Iraq; Aleksandra Kossowska entra nella quotidianità di una scuola per bambini ciechi e ipovedenti in Etiopia, mentre Kristian Aale osserva la Russia contemporanea attraverso la vita quotidiana e gli effetti della militarizzazione.

Lo Spazio Nonprofit porta invece la fotografia dentro progetti legati a ONG e organizzazioni internazionali: dall’istruzione dei rifugiati al soccorso nel Mediterraneo, dalla povertà mestruale in India alle scuole ucraine nei rifugi antiaerei.

E poi c’è l’ambiente, con il lavoro di Marco Garofalo sulla povertà energetica, quello di Finbarr O’Reilly sul costo umano e ambientale del riciclo delle batterie e il progetto di Jon McCormack, che parte dalla meraviglia della natura per osservarne strutture e fragilità.

A Lodi torna anche il World Press Photo

Tra gli appuntamenti più attesi c’è la mostra del World Press Photo 2026, ospitata negli spazi di BPL Arte. Lodi sarà l’unica tappa lombarda del tour: quasi 150 immagini provenienti dai cinque continenti raccontano l’ultimo anno attraverso il lavoro dei fotografi selezionati dalla giuria internazionale.

È una presenza che completa il percorso del Festival: accanto ai progetti scelti direttamente dalla manifestazione, arriva così uno sguardo più ampio sulla fotografia internazionale contemporanea.

La fotografia come educazione allo sguardo

Il Festival non si limita alle esposizioni. Il programma comprende incontri, conferenze, presentazioni di libri, visite guidate, proiezioni, letture portfolio e attività dedicate alle scuole.

Il progetto Educational lavora sull’educazione visiva e sull’uso consapevole delle immagini, mentre alla Biblioteca Comunale tornano i Kids Lab dedicati ai più piccoli. Il 10 e 11 ottobre, inoltre, la Biblioteca Laudense ospita il Premio Portfolio Lodi, nell’ambito del circuito FIAF Portfolio Italia.

Accanto al programma ufficiale continua anche FFE – OFF, il circuito diffuso che porta fotografie in negozi, bar, gallerie e altri spazi della città.

È forse questa la dimensione più interessante del Festival: la fotografia non rimane chiusa dentro una sala. Esce, attraversa strade e cortili, incontra persone, entra nei luoghi della città.

Oltre la mostra

«In un tempo in cui le immagini possono essere fabbricate in pochi secondi, scegliamo storie che qualcuno è andato a vedere davvero», afferma Alberto Prina, direttore del Festival.

È una frase che riassume bene il senso di questa edizione. In un panorama nel quale immagini reali e immagini generate convivono continuamente sullo stesso schermo, il fotogiornalismo rivendica la forza della presenza: qualcuno è stato lì, ha osservato, ha fotografato e ha costruito una testimonianza.

A Lodi, dal 26 settembre al 25 ottobre, quella testimonianza diventa un percorso da fare a piedi. Non soltanto per vedere fotografie, ma per concedersi il tempo necessario a guardare ciò che raccontano.

Da segnare in agenda

  • Festival della Fotografia Etica – XVII edizione
  • Lodi, 26 settembre – 25 ottobre 2026
  • Mostre aperte nei weekend dalle 9.30 alle 20.00
  • Possibilità di visite accompagnate anche dal lunedì al venerdì
  • World Report Award 2026
  • World Press Photo 2026
  • Circuito FFE – OFF
  • Educational e Kids Lab
  • Premio Portfolio Lodi: 10–11 ottobre 2026

Non perderti tutte le nuove aperture su SorsidiMorsus qui  

Ti consiglio anche gli articoli di cibo e territori su Cucinoincasa qui

Foto copertina: Chantal Pinzi – Panos Pictures

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *