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Journal indipendente su food, persone, territori e cultura del gusto.
Diretto da Michela Rossi
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Ci sono opere che appartengono a un artista e altre che, con il tempo, finiscono per appartenere anche al luogo che le accoglie. È il caso di Tuttomondo, il grande murale che Keith Haring realizzò a Pisa nel 1989 e che ancora oggi rappresenta uno degli interventi più significativi dell’artista americano nello spazio pubblico.
A distanza di trentasette anni dalla sua realizzazione, quella storia torna sul grande schermo con la versione integrale del documentario dedicato alla nascita dell’opera. La prima mondiale è in programma giovedì 1° ottobre alle 18, all’Auditorium Vincenzo da Massa Carrara del Complesso di San Micheletto, nell’ambito del Lucca Film Festival 2026 – Arte e Musica sul Grande Schermo.
Prodotto da Andrea De Gioia per Interferenze, poi Young, e diretto da Andrea Soldani, il film conserva una testimonianza particolarmente preziosa: Haring seguito mentre dipinge, la città che si ferma a guardare e un’opera che nasce davanti agli occhi di una comunità.
La storia di Tuttomondo comincia a New York nell’inverno del 1987, quando Roberto e Piergiorgio Castellani, imprenditori di Pontedera, incontrano casualmente Keith Haring nel Greenwich Village.
L’idea è semplice e ambiziosa: portare l’artista in Toscana per realizzare un grande murale. Inizialmente si pensa a Firenze, ma il progetto non trova una collocazione. Sarà Pisa a raccogliere quella proposta.
Il luogo individuato è una grande parete laterale del convento di Sant’Antonio Abate, nel centro della città, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Padre Luciano Masetti, priore del convento, accoglie il progetto e permette che il linguaggio urbano e immediatamente riconoscibile di Haring entri in dialogo con l’architettura religiosa.
Nel giugno del 1989 Haring arriva a Pisa. Ha appena trentun anni ed è già una figura internazionale dell’arte contemporanea. Dipinge Tuttomondo senza ricevere un compenso e lavora per quattro giorni davanti agli abitanti e ai visitatori della città.
Non esistono ancora smartphone o social network. Eppure il cantiere diventa immediatamente un luogo di incontro. Le persone si radunano per osservare l’artista, seguono la trasformazione della parete e assistono alla nascita di un’opera destinata a diventare parte dell’identità stessa di Pisa.

A rendere ancora più particolare la storia di Tuttomondo è la presenza, fin dall’inizio, di una macchina da presa.
Tre giovani filmmaker pisani – Andrea De Gioia, Roberto Burchielli e Andrea Soldani, allora fondatori di Interference – decidono di documentare il lavoro di Haring mentre l’opera prende forma.
La telecamera non registra soltanto il risultato finale. Segue il gesto dell’artista, il ritmo del lavoro, le persone che si avvicinano, le reazioni della città. È una testimonianza in presa diretta di un momento irripetibile.
Il documentario nasce inoltre con la consapevolezza e il coinvolgimento dello stesso Haring, che avrebbe dovuto vedere il film una volta completato. La sua morte, avvenuta nel febbraio del 1990, pochi mesi dopo la realizzazione del murale, non gli permise però di assistere al risultato.
Ed è proprio questa dimensione di testimonianza a rendere oggi quelle immagini particolarmente significative: raccontano un artista all’opera, ma anche una città mentre riconosce qualcosa che diventerà parte della propria memoria.
La nuova versione del documentario aggiunge un elemento che apre una prospettiva meno conosciuta sulla ricerca di Haring.
Durante il lavoro di ricostruzione degli archivi originali, nel 2023 sono stati recuperati settanta disegni e animazioni digitali realizzati dall’artista per Tuttomondo.
Si tratta di un patrimonio rimasto invisibile per oltre trent’anni e che permette di osservare Haring anche attraverso il rapporto con i primi strumenti digitali.
Grazie al contributo di Adrian Wilson, curatore di una importante collezione di opere digitali realizzate al Paintbox negli anni Ottanta, questo materiale entra oggi nel racconto cinematografico.
È un dettaglio che modifica anche il modo di guardare a Tuttomondo: non soltanto il grande murale dipinto su una parete di Pisa, ma un progetto attraversato da linguaggi diversi, dalla pittura alla tecnologia, dal gesto fisico alla sperimentazione digitale.
Il titolo stesso, Tuttomondo, racchiude l’idea alla base dell’opera: una composizione di figure e simboli che si intrecciano e rappresentano, attraverso il linguaggio immediato di Haring, un messaggio di unione e convivenza.
Per Alessandro Romanini, curatore della rassegna, il murale testimonia la capacità dell’artista di interpretare lo spirito del proprio tempo e di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di relazione.
È forse questo uno degli aspetti più interessanti della vicenda: Tuttomondo non nasce in uno studio isolato, ma nel cuore di una città e davanti alle persone. Il pubblico non arriva dopo, quando l’opera è terminata. È presente mentre l’opera accade.
La proiezione di Lucca sarà accompagnata da un incontro moderato da Alessandro Romanini, co-organizzato con Lucia Maffei, con la partecipazione di Massimo Marsili, Paolo Bolpagni, Andrea De Gioia, Andrea Soldani e Piergiorgio Castellani, protagonista dell’incontro che portò Haring a realizzare Tuttomondo.
L’appuntamento diventa così anche un’occasione per tornare sulle origini di una storia che intreccia cinema, arte contemporanea e territorio.
Perché Tuttomondo non è soltanto la fotografia di ciò che Keith Haring realizzò a Pisa nel 1989. È anche la memoria di un incontro: quello tra un artista internazionale e una città che seppe accogliere una proposta inattesa, lasciandola diventare parte del proprio paesaggio.
E forse è proprio il cinema, a distanza di quasi quarant’anni, a permetterci di tornare lì: davanti a quella parete, mentre un artista traccia figure nere e colorate, e intorno a lui una città guarda nascere qualcosa che ancora non sa quanto a lungo resterà.
La proiezione della versione integrale di Tuttomondo è in programma giovedì 1° ottobre alle ore 18 presso l’Auditorium Vincenzo da Massa Carrara, Complesso di San Micheletto, Lucca. Ingresso libero, previa prenotazione sul sito del Lucca Film Festival.
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Foto: Tuttomondo Keith Haring Foundation Courtesy Of Andrea De Gioia Young B&V