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Journal indipendente su food, persone, territori e cultura del gusto.
Diretto da Michela Rossi
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A Gong Oriental Attitude il nuovo menu non arriva per cancellare il passato. Nuove creazioni entrano nella carta accanto a ravioli d’oro, Peking Duck, Lamian all’Astice e altri piatti ormai legati all’identità del ristorante milanese. Un’evoluzione costruita sul dialogo tra tecniche asiatiche, grandi materie prime e riferimenti italiani.
Cambiare menu, per Gong Oriental Attitude, significa prima di tutto decidere cosa vale la pena conservare.
La nuova carta, presentata a settembre 2026, introduce una serie di piatti inediti. Mantiene però anche alcune preparazioni che negli anni hanno contribuito a definire il linguaggio gastronomico del ristorante.
«Il menu di Gong non nasce mai dall’esigenza di cambiare semplicemente dei piatti, ma dal desiderio di continuare a evolvere», racconta Giulia Liu, fondatrice e anima del ristorante. L’obiettivo, spiega, è tenere insieme «memoria, ricerca e capacità di sorprendere».
È proprio questa la chiave con cui leggere la nuova carta: non una cesura, ma un altro capitolo di un percorso iniziato oltre dieci anni fa.

Tra gli ingressi più interessanti c’è la Tartare Exotic, dove il gambero rosso di Sicilia incontra bacche di goji, salsa di soia e aceto di riso. La costruzione è essenziale e lavora sull’equilibrio tra dolcezza, acidità, cremosità e sapidità.
Più articolata la Tartare di capasanta, che combina la dolcezza del mollusco con umeboshi, latte di cocco ed emulsione di ricci di mare, completando il piatto con caviale e chips all’alga nori.
Il confronto tra culture gastronomiche è esplicito in Foie gras e shokupan: il foie gras marinato nel miso incontra pera nashi allo zenzero e pepe Sichuan e il soffice pane al latte giapponese.
Il riso diventa invece protagonista di Riso e mare d’Oriente, una composizione che parte dal riso saltato con gamberi, calamaro, edamame e melanzana cinese glassata al sesamo nero, aggiungendo gambero rosso crudo, ikura ed erba cipollina. A completare il piatto, una variante croccante di riso bianco e nero.
Tra i piatti di pesce arrivano il Madai, con crema di edamame, zha cai, asparago verde e gambero rosso al vapore, e il Branzino cileno, cotto a bassa temperatura e accompagnato da latte di cocco, zenzero, lemongrass, jalapeño, caviale Asetra, olio al gochujang e chips al nero di seppia.
Carne e convivialità: dal piccione al maialino
La carne viene raccontata attraverso costruzioni più complesse e, in alcuni casi, più conviviali. Il Viaggio del piccione imperiale propone la stessa materia prima in due interpretazioni. Il petto viene cotto rosa e profumato alle cinque spezie cinesi. A completarlo sono foie gras, chutney di kumquat e zenzero e un fondo al pepe Sichuan.
La coscia cambia registro. Viene fritta in una pastella alle alghe e servita con maionese al miso bianco e salsa sriracha.
Lo Spiedino di pancia di maialino croccante porta invece un gesto più informale nella cucina di Gong. La carne è glassata con char siu, hoisin, miele e senape. Viene servita con insalata asiatica e gua bao.
Chiude il gruppo delle principali novità il Galletto, tra tandoori, peperoncino di Espelette, shimeji, aceto di Xérès e miso bianco, con la coscia cotta alla brace e laccata con salsa di soia, sesamo ed erba cipollina.


Se la nuova carta guarda avanti, alcuni piatti rimangono perché sono ormai parte della grammatica di Gong.
C’è il Raviolo d’oro, omaggio a Milano, con pasta allo zafferano, ossobuco e crema di risotto alla milanese: forse uno degli esempi più immediati del modo in cui il ristorante mette in relazione Oriente e città d’adozione.
Resta la Dim Sum composta, con cinque diverse farciture, così come i Lamian all’Astice e il Riso Gong Style con riso Venere, salsa XO, gamberi, patate croccanti, spuma di taro e curcuma.
E poi alcuni dei nomi più riconoscibili della carta: Peking Duck, Wagyu A5 di Kagoshima e Cochinillo.
La continuità, in questo caso, non significa immobilità. Al contrario, permette alle nuove creazioni di essere lette all’interno di una storia già riconoscibile.
La memoria torna anche nel dessert con Terramisù, uno dei dolci storici di Gong, riproposto oggi con il nome originale.
La prima impressione è quella di un piccolo vaso di terracotta, completo di terra e fiori. Il contenitore è però interamente commestibile: è cioccolato al latte e nasconde un tiramisù al cucchiaio costruito con mousse al mascarpone al pandan e savoiardi al caffè e Kahlúa.
Il crumble al cacao ricrea la terra, mentre foglia di cacao e fiori edibili completano l’illusione. Accanto, sorbetto al caffè e polvere di matcha aggiungono una componente amara, tostata e vegetale.
È un dessert che lavora prima con lo sguardo e poi con il gusto. E il suo ritorno, a oltre dieci anni dalla prima apparizione, dice qualcosa di preciso sull’identità del ristorante: la creatività non deve necessariamente rinunciare alla memoria.
Accanto a Terramisù arriva Tang Rouge, dedicato al rabarbaro e alla sua acidità, con cremoso al cioccolato Manjari 64%, rabarbaro allo shiso rosso e fragola, sorbetto alla fragola e gel di fragola e yuzu.


La parte più interessante del nuovo menu di Gong non sta quindi soltanto nel numero delle nuove proposte, ma nel rapporto tra ciò che cambia e ciò che rimane. In una cucina che lavora da anni sul dialogo tra Oriente e Occidente, anche un piatto storico può continuare a raccontare il presente.
E forse è proprio questa la sfida più difficile per un ristorante con una storia: non scegliere tra memoria e ricerca, ma riuscire a farle convivere nello stesso tavolo.
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Foto: ufficio stampa