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Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea
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Una bottiglia non come semplice prodotto, ma come traduzione sensoriale del jazz: il nuovo progetto Bonollo tra musica, design e cultura del bere
Non è solo una bottiglia, e non è solo una celebrazione della Giornata Internazionale del Jazz.
È un tentativo — raro e curioso — di tradurre un linguaggio musicale in materia liquida, forma e immaginario.
Con la sua nuova edizione limitata, Grappa Bonollo prova a fare qualcosa di diverso dal solito omaggio: non raccontare il jazz, ma farlo diventare oggetto. Da guardare, da interpretare, da bere.
Il jazz, per sua natura, sfugge alle definizioni rigide. È improvvisazione, ritmo, libertà. Ed è proprio questa sua natura “non statica” che diventa il punto di partenza del progetto firmato Bonollo.
L’idea non è quella di rappresentare il jazz, ma di assorbirne l’energia e restituirla in forma visiva e sensoriale. Una bottiglia che diventa superficie narrativa, dove design e identità di prodotto si intrecciano con un immaginario musicale preciso.
In questo passaggio, la grappa non è più soltanto un distillato, ma un oggetto culturale. Un contenitore che prova a tradurre in materia qualcosa che, per definizione, vive nel tempo e nell’istante.
Il risultato è un esercizio di storytelling di brand che si muove su un confine sottile: tra prodotto e linguaggio, tra celebrazione e interpretazione.
Più che una semplice operazione legata alla Giornata Internazionale del Jazz, questa edizione limitata apre una domanda più ampia: quanto oggi i brand possono farsi interpreti di linguaggi culturali senza semplificarli?
Nel caso di Bonollo, la risposta non sta nella rappresentazione del jazz, ma nel tentativo di trasformarlo in esperienza sensoriale.
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