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Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea
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A Milano Design Week 2026, il design smette di essere solo estetica e diventa una domanda più profonda: chi decide cosa desideriamo?
È da questa tensione che nasce “Designing Desire”, uno degli eventi più interessanti della Milano Design Week 2026, ospitato a Casa El Carnicero.
Dentro uno degli spazi più emblematici della nuova Milano esperienziale, Casa El Carnicero, prende forma una conversazione che attraversa architettura, cultura visiva e marketing contemporaneo.
“Designing Desire”, ideato da BSO Group per la Milano Design Week 2026, parte da un’idea netta: il desiderio non nasce spontaneamente, ma viene progettato.
Non è solo una provocazione teorica, ma una chiave di lettura del presente.
Ogni spazio che abitiamo, ogni oggetto che scegliamo, ogni brand che seguiamo costruisce una relazione invisibile con le nostre emozioni.
Il design, in questa prospettiva, non è più estetica. È strategia culturale.
L’evento mette in dialogo tre prospettive diverse, unite dalla stessa domanda: come si costruisce ciò che desideriamo?
L’architetto Andrea Langhi porta al centro il ruolo dello spazio come dispositivo emotivo.
Nei suoi progetti per locali, ristoranti e club, l’architettura non è mai neutra: guida i movimenti, influenza la percezione, orienta il comportamento.
Lo spazio diventa così una forma di comunicazione invisibile.
Antonio Crepax, presidente dell’Archivio Crepax, riporta al centro una delle icone più potenti della cultura visiva italiana: Valentina.
Creata da Guido Crepax, Valentina è uno dei pochi personaggi del fumetto mondiale capace di evolvere insieme al tempo, diventando specchio del cambiamento sociale e del desiderio femminile contemporaneo.
A sessant’anni dalla sua nascita, resta una figura ancora estremamente attuale.
Mario Michel, responsabile marketing di BSO Group, sposta il discorso sul piano contemporaneo del branding.
Oggi il desiderio non si costruisce più solo nello spazio fisico, ma attraverso una regia digitale fatta di contenuti, dati e comportamenti.
Il marketing diventa così una forma di progettazione emotiva sistemica.
L’evento si svolge a Casa El Carnicero, uno degli spazi simbolo della nuova Milano esperienziale.
Nato come progetto gastronomico evoluto, il locale si è trasformato in un ambiente dove cucina, architettura e narrazione convivono come parte della stessa esperienza.
Non è solo un ristorante, ma un dispositivo urbano in cui il cibo diventa parte di un racconto più ampio sul lusso contemporaneo e sulla percezione dello spazio.
All’interno della serata viene presentato anche J Rose, gin artigianale italiano che unisce distillazione e cultura visiva.
Per l’occasione debutta la bottiglia Valentina Crepax, realizzata in collaborazione con l’Archivio Crepax.
Un oggetto che si colloca a metà tra prodotto e immaginario culturale, coerente con il tema della serata: il desiderio come costruzione progettuale.
“Designing Desire” non è un semplice evento della Milano Design Week.
È una dichiarazione di intenti: il design contemporaneo non riguarda più solo ciò che vediamo, ma ciò che siamo portati a desiderare.
Architettura, marketing e cultura visiva diventano così strumenti di una stessa regia invisibile.
Un sistema che non si limita a rappresentare la realtà, ma la orienta.
Milano, ancora una volta, non si limita a ospitare la Design Week.
La trasforma in un laboratorio culturale in cui il confine tra esperienza, comunicazione e identità diventa sempre più sottile.
E forse è proprio questa la vera domanda che resta aperta dopo “Designing Desire”:
👉 quanto del nostro desiderio è davvero nostro?
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