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Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea
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C’è un punto, tra le risaie del Novarese e le linee d’acqua che attraversano la pianura, in cui il silenzio non è mai davvero silenzio. È un ritmo lento, fatto di vento, canali irrigui e orizzonti piatti che sembrano non finire mai. Ed è proprio qui che il jazz trova uno dei suoi habitat più inattesi.
Dal 29 maggio al 7 giugno 2026, NovaraJazz torna a trasformare la città e il suo territorio in un’esperienza diffusa, dove la musica non si ascolta soltanto: si attraversa.
Il viaggio può iniziare lontano dal centro urbano, tra Casalbeltrame e le campagne che si aprono come una mappa liquida.
Qui prende forma il percorso “Nelle terre del riso”: circa 48–50 km in bicicletta tra strade secondarie, sterrati leggeri e panorami agricoli che raccontano una delle identità più forti del territorio.
Non è solo cicloturismo. È un attraversamento lento di un paesaggio che ha generato eccellenze agricole come il riso Venere e Artemide, e che oggi si offre come spazio di contemplazione, più che di passaggio.
Tra un canale e una risaia, il percorso conduce anche a luoghi simbolici come il Santuario della Madonna della Preiera e il Giardino delle Farfalle, dove il tempo sembra sospeso e il movimento si misura in respiri più che in chilometri.

Poi, all’improvviso, il paesaggio cambia ritmo.
Novara accoglie il festival e si trasforma in una città sonora: piazze, palazzi storici, chiese e spazi istituzionali diventano palchi temporanei.
Il Broletto diventa il cuore pulsante della manifestazione, mentre il percorso urbano si apre a luoghi come la Galleria Giannoni, il Salone dell’Arengo e spazi che normalmente appartengono alla quotidianità amministrativa della città.
È qui che il jazz contemporaneo europeo trova spazio e respiro.
Tra gli appuntamenti più attesi, si intrecciano alcune delle figure più interessanti della scena internazionale.
La harpista Julie Campiche porta a Novara una sensibilità sonora rarefatta e nord-europea, mentre Laura Jurd rappresenta una delle voci più riconoscibili del jazz britannico contemporaneo.
Il contrabbassista Claude Tchamitchian attraversa la città con una dimensione più intima e solitaria, mentre Naïssam Jalal unisce flauto, voce e composizione in una narrazione musicale che supera i confini geografici.
Accanto a loro, la scena italiana dialoga con la storia del jazz: Gianni Coscia, Rita Marcotulli e Fabrizio Bosso riportano la tradizione in una dimensione viva, attuale, profondamente personale.
Non c’è un solo palco. C’è una città intera che diventa struttura musicale.

A Novara, anche l’architettura entra nel racconto.
La Basilica di San Gaudenzio, con la sua cupola antonelliana alta 121 metri, diventa un punto di riferimento visivo e simbolico. Non solo monumento, ma presenza che definisce lo spazio urbano e lo trasforma in esperienza.
Salire sulla cupola significa osservare dall’alto una città che, per qualche giorno, si comporta come una partitura aperta: attraversata da suoni, flussi e incontri.
Tra Italia e Svizzera, tra Alto Piemonte, Varese e Canton Ticino, il progetto SUSTAINEVENTS prova a leggere questo territorio come un’unica destinazione culturale.
Non un insieme di luoghi separati, ma un sistema connesso in cui paesaggio, mobilità dolce e produzione culturale si intrecciano.
L’obiettivo non è solo organizzare eventi, ma ripensare il modo in cui gli eventi abitano i territori: in modo sostenibile, replicabile e inclusivo.
NovaraJazz non è soltanto una rassegna musicale.
È un modo diverso di attraversare un territorio: lentamente, ascoltandolo. È un invito a leggere il paesaggio come una forma di musica diffusa, dove risaie, piazze e architetture non sono scenografie, ma parte attiva della composizione.
E in questo dialogo tra natura e cultura, tra acqua e suono, il territorio si racconta senza bisogno di spiegarsi troppo.
ph. credit: Emanuele Meschini, Carlo Sguazzini, Davide Morello
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