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Journal indipendente su food, persone, territori e cultura del gusto.
Diretto da Michela Rossi
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A Genova La Cava allunga l’estate tra vino, conserve e Mediterraneo
A Genova, nel cuore del centro storico, La Cava nasce come uno spazio dedicato al vino e alla cucina mediterranea. Il progetto, aperto nel giugno 2026 in Stradone Sant’Agostino 17R, parte dall’enoteca ma non si ferma lì. Il risultato è un luogo fluido, dove aperitivo, cena e dopocena possono diventare momenti dello stesso racconto.
Enoteca, wine bar, bistrot e ristorante sono definizioni utili, ma nessuna descrive completamente La Cava. Il progetto sceglie infatti una formula più libera, costruita intorno al vino e a una proposta gastronomica fatta di conserve, salumi, formaggi, piatti mediterranei e prodotti di piccoli produttori.
Anche gli spazi seguono questa impostazione. Il locale dispone di circa 25 posti interni e prevede ulteriori possibilità di sviluppo, tra una sala privata e un’area esterna.
Il punto interessante, però, non è soltanto la dimensione del locale. È soprattutto il modo in cui viene pensato il tempo trascorso a tavola. Si può arrivare per un calice, scegliere qualcosa da condividere e proseguire con un piatto. Oppure sedersi direttamente per una cena.
In questo senso, La Cava cerca di evitare una separazione troppo rigida tra aperitivo e ristorante. Il vino rimane il filo conduttore, mentre la cucina accompagna il momento senza imporre necessariamente un percorso.

La cucina guarda al Mediterraneo e trova nella Spagna uno dei suoi riferimenti più riconoscibili. Le conserve hanno un ruolo centrale e diventano anche un modo per raccontare territori, tecniche e materie prime.
Tra le proposte compaiono, per esempio, le conserve galiziane delle Rías Gallegas, con le razor clams di Rosa Lafuente e le sardine di Paco Lafuente. Ci sono poi cozze in escabeche, calamari al nero e acciughe del Cantabrico.
La selezione prosegue con salumi e specialità come sobrasada, cecina de León, prosciutto d’anatra, chorizo e pâté. Non mancano inoltre i formaggi, che ampliano ulteriormente la possibilità di costruire un percorso informale da condividere.
Accanto ai prodotti da degustazione trovano spazio piatti più strutturati. La proposta comprende, tra gli altri, la pernice con fagioli e piparra, la guancia di maiale e il carpaccio di polpo. Per chi cerca invece un’impronta più marina, compaiono anche tartare di gambero viola.
Ci sono poi preparazioni apparentemente semplici, ma capaci di sintetizzare bene lo spirito del locale. È il caso della tartina con sobrasada, formaggio di capra e miele, oppure della Gilda, piccolo classico del repertorio spagnolo.
Il filo comune è quindi una cucina pensata per accompagnare il vino senza sovrastarlo. Allo stesso tempo, le conserve e le preparazioni legate alla fermentazione portano nel locale una dimensione gastronomica precisa, fatta di acidità, sapidità e contrasti.

Se la cucina apre la porta al Mediterraneo, il vino rappresenta il centro del progetto. La selezione guarda soprattutto a piccoli produttori e territori capaci di esprimere una personalità riconoscibile.
Italia e Spagna costituiscono due riferimenti importanti. Tuttavia, la ricerca si allarga anche ad altre zone d’Europa, seguendo bottiglie e produttori accomunati da un approccio poco standardizzato.
La scelta privilegia vini di carattere e produzioni a basso intervento. Non si tratta, quindi, soltanto di costruire una carta ampia. L’obiettivo è dare al cliente la possibilità di incontrare territori, produttori e interpretazioni differenti attraverso il bicchiere.
Per questo motivo il vino può essere il punto di partenza della serata, ma anche il suo elemento di continuità. Un calice può accompagnare una conserva, un piatto da condividere oppure una cena più completa.
La Cava si inserisce così in quella zona intermedia in cui i confini tra enoteca e ristorazione diventano meno rigidi. Il modello non è necessariamente quello del ristorante tradizionale e nemmeno quello del semplice wine bar.
Piuttosto, il locale costruisce la propria identità attraverso una combinazione di elementi: vino, piccoli produttori, cucina mediterranea, conserve e convivialità.
Anche la posizione contribuisce al racconto. Stradone Sant’Agostino si trova nel tessuto del centro storico genovese, un contesto dove la dimensione informale della città può incontrare una proposta gastronomica contemporanea.
In definitiva, La Cava sembra partire da un’idea semplice: lasciare che sia il momento a decidere la forma dell’esperienza. Un aperitivo può diventare cena. Una cena può iniziare da una bottiglia scelta al banco. E un prodotto conservato può diventare il modo più diretto per portare a tavola un pezzo di Mediterraneo.
La Cava racconta così un Mediterraneo fatto di bottiglie, conserve e piatti da condividere. Soprattutto, propone un modo meno rigido di stare a tavola, dove il vino può accompagnare l’intera esperienza, dall’inizio alla fine.ere quando finisce.
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Foto: ufficio stampa