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Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea
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Dalla bottega al gruppo: nasce PG Food Brands
Tre insegne diverse, una stessa idea di convivialità italiana. Il Mannarino, Rosita Galletto e Birra e Veramente | Abitudini Italiane confluiscono sotto PG Food Brands, il nuovo gruppo fondato da Filippo Sironi e Gianmarco Venuto. Un passaggio che mette ordine in un percorso iniziato a Milano nel 2019 e che oggi vale 42 milioni di euro di fatturato, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 60 milioni nel 2026.
Ma dietro la nascita di un nuovo gruppo della ristorazione c’è una storia che parte prima dei numeri: quella di due amici, Filippo e Gianmarco, che hanno trasformato una visione condivisa in un progetto imprenditoriale articolato.

La peculiarità di PG Food Brands è forse proprio nella distanza tra i format che riunisce.
Il Mannarino nasce nel 2019 con un’idea semplice e, proprio per questo, riconoscibile: riportare la macelleria di quartiere dentro un’esperienza contemporanea. Si sceglie la carne al banco, si parla con il macellaio, si decide come mangiarla. Poi ci si siede a tavola, oppure si porta il prodotto a casa.
Oggi sono 25 le sedi del brand, distribuite tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Veneto. Nel percorso di crescita rientra anche lo stabilimento produttivo inaugurato nel 2022 e dotato di riconoscimento CE, mentre più recentemente Il Mannarino ha ottenuto la certificazione B Corp.
Rosita Galletto e Birra si muove su un terreno diverso, quello del fast casual e della convivialità informale. Il suo racconto ruota intorno a due elementi immediati — galletto e birra — e a un’idea di ristorazione senza complicazioni, fatta per stare insieme.
Nel 2024 il format è entrato nel percorso imprenditoriale di Sironi e Venuto attraverso un’operazione di acquisizione. La sua forza sta proprio nella semplicità del format: una proposta riconoscibile, un ambiente informale e un’esperienza pensata per la condivisione.
Poi c’è Veramente | Abitudini Italiane, nato nello stesso anno e collocato a un altro livello di esperienza. Nel cuore di Milano, il ristorante porta al centro della scena la cucina italiana tradizionale, lavorando sulla memoria gastronomica regionale e sulle ricette che fanno parte dell’immaginario collettivo.
Tre linguaggi diversi, quindi, ma un terreno comune: trasformare il cibo in un’esperienza che non finisce nel piatto.
La nascita di PG Food Brands racconta soprattutto il passaggio da un insieme di insegne a una struttura capace di metterle in relazione.
L’obiettivo dichiarato dai fondatori è quello di condividere competenze, risorse e visioni, creando sinergie ed economie di scala senza cancellare l’identità dei singoli marchi.
È una distinzione importante. Il gruppo non nasce per rendere uguali i suoi ristoranti, ma per costruire una struttura comune dietro esperienze che rimangono differenti.
La crescita racconta la dimensione raggiunta dal progetto: 42 milioni di euro di fatturato nel 2025 e una previsione di 60 milioni per il 2026. Numeri che danno alla nuova realtà una dimensione ormai lontana da quella della singola insegna nata in una bottega milanese.
Il progetto guarda inoltre oltre i confini italiani. L’ambizione dichiarata da Sironi e Venuto è portare nel mondo un’idea di gusto e ospitalità italiana costruita non soltanto sulla qualità gastronomica, ma anche sulla convivialità.

C’è però un altro numero che aiuta a capire la dimensione di PG Food Brands: oltre 950 collaboratori tra sala, cucina, produzione e funzioni centrali.
È qui che la storia del gruppo torna al suo punto di partenza: le persone.
La rete comprende anche piccoli produttori e fornitori, dagli allevatori piemontesi ai produttori di olio, ortaggi, vini e specialità regionali. Una filiera che il gruppo presenta come parte integrante della propria identità e non semplicemente come supporto all’offerta gastronomica.
Anche il rapporto interno tra le persone viene considerato parte del progetto. Una volta all’anno tutti i punti vendita chiudono eccezionalmente per permettere alla comunità aziendale di ritrovarsi in una giornata dedicata al team building, alla condivisione e alla cultura aziendale.
È un dettaglio che racconta bene la direzione presa: quando un’attività di ristorazione cresce fino a diventare un gruppo, la sfida non riguarda più soltanto il prodotto o il numero di locali. Riguarda la capacità di mantenere riconoscibile una cultura.
Bottega, fast casual e cucina tradizionale sono formule diverse. Eppure il filo che PG Food Brands prova a tenere insieme è abbastanza chiaro: l’idea che mangiare fuori casa possa conservare qualcosa della familiarità della tavola italiana.
Nel caso de Il Mannarino, questa familiarità passa dalla macelleria di quartiere e dal rapporto con il macellaio. In Rosita è il tavolo tra amici, con galletto e birra, a costruire l’esperienza. In Veramente è la memoria delle ricette italiane a diventare protagonista.
Non è quindi la cucina a essere identica nei tre format. È piuttosto il modo di intendere l’accoglienza a fare da elemento comune.
Ed è probabilmente questo il passaggio più interessante della nascita di PG Food Brands: non la semplice somma di tre insegne, ma il tentativo di trasformare un’idea di ristorazione italiana — informale, conviviale, riconoscibile — in un modello capace di crescere.
La ristorazione italiana sta imparando a ragionare sempre più per brand, format e modelli replicabili. PG Food Brands si inserisce in questa evoluzione con una particolarità: alla base della crescita non c’è un unico concept moltiplicato in più sedi, ma un portafoglio di esperienze differenti.
La sfida, ora, sarà far crescere questa struttura senza perdere ciò da cui tutto è partito: il rapporto diretto con il cliente, il piacere di stare a tavola e quella familiarità che, in modi diversi, continua a essere il tratto comune delle tre insegne.
Perché un gruppo può diventare grande attraverso i numeri. Ma la sua identità, alla fine, continua a giocarsi davanti a un tavolo.
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Foto: ufficio stampa