Physical Address
304 North Cardinal St.
Dorchester Center, MA 02124
Physical Address
304 North Cardinal St.
Dorchester Center, MA 02124
Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea
Journal indipendente su food, design e cultura contemporanea

Quando la cucina nasce dalle relazioni
A La Cucina, ristorante del Relais San Vigilio di Bergamo, il territorio non si misura soltanto in chilometri. Si misura nelle persone: agricoltori, allevatori, pescatori e artigiani con cui lo chef Davide Suardi ha costruito nel tempo una rete di relazioni che entra direttamente nei piatti.
Per molto tempo parlare di territorio in cucina ha significato soprattutto chilometro zero, filiera corta, stagionalità. Concetti che hanno cambiato profondamente la ristorazione e il modo in cui guardiamo a ciò che arriva nel piatto.
Oggi, però, la domanda può essere un’altra: non soltanto da dove arriva un ingrediente, ma chi lo produce.
È una differenza sottile, ma sostanziale. Un agricoltore non è più soltanto il fornitore delle verdure, così come un allevatore non rappresenta semplicemente la persona da cui acquistare la carne. Diventano interlocutori con cui confrontarsi, figure capaci di portare in cucina conoscenze, varietà, stagioni, tecniche e persino idee.
È qui che la cucina contemporanea può diventare racconto del territorio in un senso più ampio. Il piatto non è soltanto il risultato della tecnica dello chef: è il punto d’incontro di una serie di relazioni costruite nel tempo.
Anche la sostenibilità, in questa prospettiva, assume un significato concreto. Lavorare con piccole realtà significa contribuire a mantenere vivo un patrimonio fatto di aziende agricole, allevamenti, produzioni artigianali, biodiversità e saperi locali. E significa dare un volto a ciò che normalmente arriva a tavola senza storia.
Sulle colline di Bergamo, La Cucina del Relais San Vigilio ha fatto di questo rapporto con il territorio una parte riconoscibile del proprio modo di lavorare.
Al centro ci sono lo chef Davide Suardi e il F&B manager Gianluca Zani, con una filosofia riassunta da una frase che dice molto del loro approccio: «Non siamo noi a scegliere le materie prime. Sono loro a chiamarci».
La ricerca comincia quindi prima della cucina. Ci sono le visite agli orti, la raccolta delle erbe spontanee, il confronto con allevatori, pescatori e artigiani. Le verdure arrivano in gran parte dagli orti biologici della Bergamasca e diventano protagoniste di piatti e proposte stagionali, dal Raccolto degli orti ai contorni che accompagnano il pescato e la carne alla brace.
Poi ci sono le persone.

Per la carne, il dialogo con l’allevatore Fabio Magri porta in tavola una visione che cerca di valorizzare l’animale nella sua interezza. La Norcineria Bergamasca propone salame e coppa firmati da Magri, mentre il Capretto Bergamasco viene interpretato in sfilaccio, controfiletto e salsiccia. La Selezione di carne alla brace completa un percorso nel quale il lavoro dell’allevatore non rimane sullo sfondo, ma diventa parte del racconto gastronomico.
Sul fronte dell’acqua dolce, la collaborazione con Andrea Soardi della Pescheria Montisola e con Acquada Fish Farm di Zogno porta nel menu trote e salmerini a chilometro zero.
Il risultato è una cucina che guarda anche a specie meno celebrate. Il siluro diventa protagonista del Pulled di Siluro e de Il Pesce dimenticato; la trota entra nella Salsiccia di Lago e nel Risotto alla Marinara di Lago, con trota salmonata e caviale d’acqua dolce. Ci sono poi l’anguilla alla brace e il cheviche di salmerino all’uva.
È una scelta che dà forma concreta all’idea di territorio: non soltanto utilizzare ciò che viene prodotto vicino, ma trovare nuovi modi per raccontarlo.
Lo riassume bene Soardi: «Le soddisfazioni di noi produttori sono anche queste: vedere il proprio prodotto trasformato in un piatto da grandi chef competenti è la massima realizzazione».
Accanto a orti, allevamenti e pescherie arrivano le farine storiche di Riboli, utilizzate anche per il pane naan alla brace farcito al Formai de Mut, e i formaggi delle valli bergamasche, raccolti nella Selezione di formaggi locali che porta alla scoperta della Cheese Valley orobica.
Più che una lista di fornitori, prende così forma una comunità.

C’è un altro elemento che caratterizza il nuovo menu: la condivisione.
Se in precedenza questo principio riguardava soprattutto i “Per cominciare”, con piccole tapas da mettere al centro del tavolo, oggi coinvolge anche le portate principali. Nella sezione “Per continuare” le proposte sono pensate esplicitamente per essere condivise, con la brace come protagonista.
Trota iridea, trota salmonata e siluro convivono con costata e fiorentina di scottona bergamasca grass fed e con la salsiccia di pecora vecchia gigante bergamasca.
Non è soltanto una modalità di servizio. È un modo di riportare il pasto verso la sua dimensione più conviviale: scegliere insieme, assaggiare più cose, lasciare che il piatto passi da una persona all’altra.
E il principio arriva fino al dessert. La millefoglie con ganache al miele, frutti rossi brûlé e salsa alla camomilla nasce direttamente per due persone. Qui non c’è nemmeno bisogno di chiedere “solo un assaggio”: la condivisione è già prevista dalla ricetta.
Il valore di un ingrediente locale, in fondo, non sta soltanto nella distanza che ha percorso.
Sta nella storia che lo accompagna.
A La Cucina del Relais San Vigilio questa storia passa attraverso chi coltiva, alleva, pesca, produce e trasforma. Lo chef diventa così interprete non soltanto di una materia prima, ma delle persone che l’hanno resa possibile.
È un approccio che richiede tempo, ascolto e fiducia. Ma proprio per questo può restituire alla cucina qualcosa che il concetto di filiera, da solo, non riesce sempre a raccontare: il senso di appartenenza a un luogo.
Forse è proprio qui che il concetto di territorio trova oggi una definizione più interessante: non soltanto un luogo da indicare sulla carta, ma una rete di persone da conoscere.
Perché dietro un piatto può esserci un orto, un allevamento, un lago, un caseificio. Ma prima ancora può esserci qualcuno che quel luogo lo vive ogni giorno. E quando la cucina riesce a far arrivare quella relazione fino al tavolo, il territorio smette di essere un’etichetta e torna a essere una storia.
Non perderti tutte le nuove aperture su SorsidiMorsus qui
Ti consiglio anche gli articoli di cibo e territori su Cucinoincasa qui
Foto: sito